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Comune di Cannero Rivera -> Turismo -> Cannero Riviera 
Cannero Riviera

 

Un paese tra lago e monte...

C’è un paese situato tra montagna e lago, appollaiato sul cono dei detriti che il rio ha portato, erodendo i fianchi dei monti soprastanti.
Davanti, un po’ scostati, vi sono due isolotti ed uno scoglio, vicinissimi alla riva, sovrastati da suggestivi castelli cinquecenteschi.
Incastonato come una gemma preziosa tra ville dalla lussureggiante vegetazione mediterranea ed antiche case padronali vi è, scavato nella roccia, il pittoresco porticciolo da cui si diramano viuzze tipicamente medioevali, chiese e cappelle votive.

Questa è Cannero.

Il suo nome è legato all’acqua: dal celtico Cenn in ar (punta sull’acqua) oppure dal latino Canore o Canerum (canneto) ed al clima mediterraneo: Riviera (aggiunto nel 1947).
Alle spalle si erge una montagna boscosa tipicamente prealpina, punteggiata da villaggi: incombente dal suo Sasso Oggiogno, Donego appena sotto, Cassino e Ponte a sud, Piancassone sulla provinciale per Trarego, Cheggio, a nord, lungo l’antica mulattiera prospiciente i Castelli.
Il luogo fertile ed il clima mite favorirono gli insediamenti fin dall’antichità.

Nel 985 Aupaldo, vescovo di Novara e feudatario di queste terre, donò ai canonici della cattedrale novarese la piccola corte di Canore sul lago Maggiore e la “villa” di Oglon (oggiogno) insieme ai colli, agli uliveti, alle terre ed ai servi.
Nel 1211 i canonici di Novara vendettero le terre ad alcuni compratori di Cannero e di Oggiogno, a condizione che venisse data libertà ai servi (detti oldoni).
Tutto ciò portò già agli inizi del XIV secolo all’autonomia comunale ed al suo statuto.
Nel XV secolo e successivamente Cannero con tutto il lago fu soggetta al Ducato di Milano e ne subì le vicende: nel 1524 il paese fu messo a ferro e fuoco dagli Sforza, per punire la sua fedeltà ai Visconti.

Si inserisce in questo periodo la complicata storia dei Castelli, dapprima Castello della Malpaga, rocca-rifugio dei cinque terribili fratelli Mazzarditi (XV secolo), assediata, conquistata e rasa al suolo dal duca Filippo Maria Visconti; poi la Vitaliana, abitazione-fortezza della famiglia Borromeo, signori del lago, costruita (XVI secolo) a difesa delle loro proprietà, testimone dei rapporti più o meno burrascosi di Ludovico Borromeo con le armate francesi, imperiali-spagnole e sforzesche.
Abbandonati e condannati ad un lento declino, i Castelli divennero, via via, covo di contrabbandieri e di falsari; risanati: agrumeto e conigliera della famiglia Borromeo nel lontano 1645.
Continuarono, però, i magici “ruderi” ad esercitare un sottile fascinosu coloro che li avvistavano: la principessa di Galles, nel 1815, li avrebbe voluti trasformare in una sua residenza estiva; Garibaldi, nel 1848, vi si rifugiò durante la fuga verso l’abitazione dell’amica Laura Mantegazza; Pietro Miani li costeggiava con il battello a vapore, indicandoli come punto di riferimento nella carta nautica, nella quotidiana rotta Magadino-Arona.

Al Risorgimento italiano Cannero fu legata per la presenza di due illustri protagonisti: Laura Mantegazza e Massimo D’Azeglio, le cui eleganti dimore sono ancora oggi assai ammirate.
Una pagina di storia della Prima Guerra Mondiale si può leggere ancora oggi sul nostro territorio, dove sono presenti molti segni del sistema difensivo voluto dal Gen. Luigi Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell’esercito italiano, e costruito a partire dai primi mesi del 1916 tra il lago Maggiore e l’Ossola.

Noti come “linee Cadorna”, trincee e fortini, mai utilizzati, realizzati per fronteggiare una paventata invasione tedesca attraverso la Svizzera, oggi rimangono come un patrimonio di sentieri per l’escursionismo ed un complesso di archeologia militare.
Sul versante nord ed est della montagna vi sono ancora trincee e fortini, a sud strade, mulattiere di accesso, ospedaletti, magazzini ed alloggiamenti per gli ufficiali.
Oggi si può percorrere queste strade, entrare nelle gallerie del Morissolo, ripristinate e nuovamente riaperte dalla Comunità Montana “Alto Verbano”, ammirare uno scenario mozzafiato e leggere sul territorio un momento della storia del primo Novecento.
Il nostro territorio fu, poi, in tempi a noi più vicini, teatro, tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945, della lotta partigiana che portò alla caduta del fascismo ed alla liberazione dell’Italia dall’occupazione tedesca.
Il cippo in via L. Sacchetti (S.S. 34) sta ad indicare il confine della gloriosa Repubblica dell’Ossola (1944), a cui apparteneva una parte del nostro territorio.

 
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